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Pensiero laterale: che cos’è e come può aiutarci a risolvere i nostri problemi

Se hai deciso di aprire questo articolo significa che fai parte di quel gruppo di curiosi che vorrebbe sapere di più sul pensiero laterale.

A tal proposito, sai perché spesso e volentieri non riusciamo a risolvere i nostri problemi?

Semplice, perché pensiamo in modo lineare (anche quando non dovremmo).

Se dunque hai bisogno di una svolta su come affrontare le sfide della vita, potrebbe essere arrivato il momento di approfondire meglio la questione del lateral thinking.

In questo articolo, infatti, vedremo:

  1. in cosa consiste il pensiero laterale;
  2. perché è una competenza ampiamente richiesta nel mondo del lavoro;
  3. come migliorarla.

Pronti?

Partiamo!

Tutto quello che dovresti sapere sulle potenzialità del pensiero laterale

come funziona il pensiero laterale

 

Che cos’è il pensiero laterale e perché è importante nel mondo del lavoro?

Il pensiero laterale, coniato da Edward de Bono nel 1967, è un termine utilizzato per descrivere la capacità di una persona di risolvere i problemi utilizzando soluzioni al di là del ragionamento logico e deduttivo.

In parole povere, un individuo può pensare in modo creativo per risolvere sfide complesse.

Sì, ma come?

Per risolvere i problemi, le persone spesso si affidano al ragionamento logico (o pensiero verticale), che consente di risolverli in modo diretto e immediato.

D’altro canto, il pensiero laterale o orizzontale consente di esaminare le cose in modo diverso. Di conseguenza, le persone possono trovare soluzioni ai problemi che non sono ovvie per gli altri.

A questo punto immaginerai perché questa è un’abilità ricercata in molti settori.

Il motivo principale?

È considerata l’essenza della creatività, che diventa cruciale soprattutto nei momenti di cambiamento, quando le soluzioni abituali rischiano di fallire. Per esempio, i pubblicitari e gli operatori di marketing spesso impiegano persone con questa capacità per dare nuove dimensioni alle loro promozioni.

Ecco perché oggi molti intervistatori pongono domande durante i colloqui che cercano di testare le capacità di pensiero laterale dei candidati.

Ecco una delle più comuni:

“Ci può fare un esempio di una situazione difficile in cui ha dovuto pensare lateralmente per uscirne?”.

In base alla tua risposta, gli intervistatori sono in grado di comprendere:

  • se sei in grado di pensare in modo innovativo;
  • se sei capace di trovare soluzioni creative ai problemi che ti si presentano;
  • se sei in grado di superare le difficoltà anche quando la soluzione non è evidente e a portata di mano;
  • il modo in cui affronti le nuove sfide.

Dunque la domanda è: come rispondere?

Per farlo, cerchiamo prima di capire veramente come funziona il pensiero laterale e come sviluppare questa capacità.

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Come il pensiero laterale aiuta a uscire dagli schemi

Molti problemi (ad esempio quelli matematici) richiedono un approccio verticale, analitico e graduale che ci è molto familiare.

Chiamato pensiero lineare, si basa sulla logica, sulle soluzioni esistenti e sull’esperienza: si sa da dove iniziare e cosa fare per raggiungere la soluzione, come se si seguisse una ricetta.

Tuttavia, molti problemi di progettazione, in particolare quelli più ‘fastidiosi’, sono troppo complessi per questo percorso critico di ragionamento.

Quindi che fare?

È qui che entra in gioco il pensiero laterale, ovvero il pensare fuori dagli schemi.

Questa espressione (tradotta dall’inglese ‘thinking out of the box’) si riferisce ai vincoli apparenti dello spazio di progettazione e alla nostra prospettiva limitata, dovuta all’abitudine di affrontare i problemi in modo diretto e lineare.

Con il pensiero laterale invece non si rimane intrappolati a causa di logica e ipotesi, ma si impara ad allontanarsi e a usare l’immaginazione per vedere il quadro d’insieme.

E come lo si fa?

👉🏻Sfidando le ipotesi per liberarsi dai modi tradizionali di intendere un problema, un concetto o una soluzione.

👉🏻Cercando alternative, non solo potenziali soluzioni, ma anche modi di pensare ai problemi, per l’appunto, fuori dagli schemi.

pensiero laterale

Come migliorare le capacità di pensiero laterale in 7 passi

Il pensiero laterale può essere innato per alcune persone, ma può anche essere appreso.

Poiché non è un’abilità che tutti possono comprendere facilmente e non viene utilizzata finché non si ha qualcosa da risolvere, alcuni individui potrebbero notare i loro miglioramenti solo quando si trovano ad affrontare nuovi problemi.

In altre parole?

Si può diventare più efficienti con il tempo praticando alcune di queste tecniche solo di fronte a nuove sfide.

Ma il punto cruciale è: come migliorare questa abilità?

Edward de Bono, nel suo libro del 1967, si è assicurato di fornire strategie che possano aiutare chiunque a migliorare le proprie capacità di pensiero laterale.

Di seguito sono riportate alcune di queste tecniche.

1. Essere più consapevoli

Il primo passo per migliorare il pensiero laterale è essere consapevoli di come il cervello elabora le informazioni.

Prima di affrontare un nuovo problema, è fondamentale riconoscere la tendenza del cervello ad affidarsi a vecchi schemi di pensiero.

Ma questa conoscenza non è sufficiente: quando il pensiero logico fallisce, si può ricorrere alle mappe mentali.

Essendo un ausilio visivo, le mappe mentali costringono il cervello a modificare i processi di pensiero, portando spesso a risposte inaspettate.

Le mappe mentali consentono di annotare tutte le idee e di fare un passo indietro per raccogliere i pensieri.

2. Aprire la mente a stimoli casuali

Quando cerchiamo di pensare a qualcosa, spesso tendiamo a bloccare tutti gli stimoli esterni per evitare distrazioni.

Anche se è bene concentrarsi, è più importante imparare quando e come farlo.

A volte, permettere a stimoli esterni casuali di interromperci può rivelarsi sorprendentemente utile e portare a nuove intuizioni.

3. Cercare alternative

Nel suo libro, de Bono sostiene che anche se sembra che esista una soluzione adeguata a un problema, può essere utile metterla da parte e considerare approcci alternativi.

Secondo lui, provare metodi alternativi a volte può essere vantaggioso, anche se questi potrebbero sembrare all’apparenza ridicoli.

Considerare le alternative anche quando si ha già una soluzione permette di valutare il problema da ogni possibile angolazione.

4. Modificare il processo esistente

Questa tecnica consiste nel modificare deliberatamente le opzioni disponibili, ad esempio facendo il contrario di quello che si farebbe normalmente o invertendo gli elementi del proprio modus operandi.

Questo può includere:

  • la negazione di caratteristiche precedentemente assunte;
  • la scomposizione di grandi schemi in piccoli frammenti;
  • verificare quanto appena fatto per vedere se ci sono state delle modifiche.

Modificando arbitrariamente gli elementi del problema, è possibile generare nuovi strumenti con cui costruire una soluzione.

5. Utilizzare oggetti di transizione

Gli oggetti di transizione sono persone o cose che hanno caratteristiche specifiche che potrebbero essere fonte di ispirazione per nuove idee.

La persona o l’oggetto in questione potrebbe avere queste qualità grazie a un film visto o semplicemente alla tua immaginazione.

L’idea di base è quella di usare quest’ultima per dare vita alla persona o all’oggetto.

Per esempio, di fronte a una sfida, potresti chiederti: qual è la reazione di Jerry (esatto, il personaggio dei cartoni animati) in questa situazione? Jerry ci insegna che la strategia è un’arma essenziale contro le sfide più complesse.

6. Fare domande

Questa tecnica consiste nell’utilizzare input non collegati e tirare fuori soluzioni percepite come sbagliate a un problema attraverso delle domande.

Aspetta, cioè?

Per esempio, si potrebbe chiedere: “Qual è l’unica cosa che non possiamo fare in questa situazione?”.

Sebbene questo sembri un pensiero irrilevante nel pensiero convenzionale, potrebbe aprire la strada a nuove idee nel pensiero laterale. Porre domande di questo tipo aiuta la mente a trovare collegamenti tra elementi che sembrano non correlati.

7. Sfidare le proprie abitudini

Sfidare implica liberarsi dai limiti del pensiero abituale.

Si tratta di cercare di risolvere i problemi utilizzando soluzioni che non sono convenzionali.

Questa tecnica deriva dalla convinzione che ci sono sempre modi migliori per fare le cose, e per utilizzarla si può pensare a nuovi modi per migliorare i sistemi.

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Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto come funziona il pensiero laterale e come sviluppare questa capacità sempre più richiesta dai datori di lavoro.

Il pensiero laterale può aiutare ad affrontare le sfide della vita con un approccio più innovativo e open-minded, che può rivelarsi utile sia in ambito lavorativo che nella vita privata.

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A presto!

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