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Perché tutti parlano del fenomeno della Great Resignation in Italia?

Si dice che non tutti i mali vengono a nuocere.

Se la pandemia ci ha allontanato gli uni dagli altri, ci ha permesso anche di riflettere sulle nostre vite. Forse è per questo che il fenomeno della Great Resignation si è diffuso a macchia d’olio.

Tanti lavoratori (soprattutto giovani) hanno rivisto le loro priorità e hanno deciso di svoltare la propria vita professionale dando le dimissioni.

Ma com’è possibile?

L’articolo ha l’obiettivo di rispondere a questa domanda. Nello specifico, vedremo cosa s’intende per Great Resignation e perché tanti lavoratori hanno rinunciato al proprio impiego.

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Nonostante la fine dello stato d’emergenza, il fenomeno della Great Resignation non termina qui

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Great Resignation: cos’è e perché se ne parla tanto

La Great Resignation (letteralmente ‘le grandi dimissioni’) è un fenomeno che ha visto numerosi lavoratori lasciare il proprio impiego o cambiare carriera durante l’era post-pandemia. Anche se si inizia a intravedere la luce alla fine del tunnel, il caso delle dimissioni di massa è tutt’altro che concluso.

Secondo un recente sondaggio di Microsoft, il 52% dei giovani intervistati, vale a dire i lavoratori della Generazione Z (18-26 anni) e dei Millennials (27-41 anni), hanno dichiarato che probabilmente considereranno di cambiare datore di lavoro entro quest’anno.

Al contrario, solo il 35% della Generazione X (dai 42 ai 55 anni) e dei Boomer (dai 56 ai 75 anni) sta pensando di cambiare lavoro.

Il sondaggio globale, condotto tra 31.102 lavoratori dipendenti o autonomi a tempo pieno, non è stato l’unico indicatore a riprova del fatto che la Great Resignation sia una realtà che urge di maggiore attenzione.

Si tratta, in effetti, di un fenomeno globale che interessa numerose nazioni. La pandemia sembra aver cambiato il modo in cui alcune persone pensano al lavoro e a ciò che vogliono da quest’ultimo.

Ma vediamo adesso cosa sta succedendo nel nostro Paese.

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Perché la Great Resignation interessa anche l’Italia?

Secondo i dati pubblicati dall’Associazione Italiana Direzione Personale (AIDP), ben il 60% delle aziende si vede coinvolta in questo fenomeno. Tanti giovani compresi tra i 26 e i 35 anni hanno deciso di cambiare lavoro.

Il picco è stato raggiunto tra aprile e giugno, dove si contano circa 2 milioni e mezzo di dimissioni. Di queste, circa 500 mila sono volontarie, superando il 2% per la prima volta dalla diffusione del coronavirus.

Ci sarebbe da chiedersi come mai tanti giovani decidano di cessare il rapporto di lavoro in un periodo come quello odierno. Ebbene, le ragioni sono tante.

Perché i giovani (e non solo) decidono di cambiare lavoro

Secondo diversi studi le ragioni principali che hanno alimentato la Great Resignation sono:

  • voglia di maggiore flessibilità;
  • necessità di trovare il work-life balance;
  • desiderio di crescita lavorativa;
  • ragioni economiche.

Al primo posto ci sarebbe la volontà di lavorare in condizioni più flessibili. Con il fenomeno dello smart working, in tanti hanno sperimentato il lavoro da casa, e numerosi hanno beneficiato dei suoi vantaggi (tra cui, appunto, la flessibilità).

Molti lavoratori infatti sono riusciti a trovare il giusto equilibrio tra la vita privata e quella professionale, recuperando il benessere fisico e mentale che era stato inficiato dalla frenesia del lavoro in ufficio (per farne un esempio).

In secondo luogo, tanti hanno rinunciato alla propria posizione nella speranza di trovare un lavoro che permettesse degli avanzamenti di carriera. La motivazione è uno degli aspetti fondamentali che mantengono alte la produttività e l’efficienza. Un lavoratore motivato si impegnerà costantemente per raggiungere obiettivi sempre maggiori. In questo modo, si creerà un ciclo da cui trarrà beneficio non solo il dipendente, ma anche l’azienda stessa.

La questione economica è un altro motivo che ha spinto tanti dipendenti a cessare il rapporto di lavoro. In un ambiente in cui si richiede la totale dedizione al proprio mestiere, molti decidono di rinunciare a uno stipendio ‘sicuro’ per intraprendere nuove strade.

Un ultimo aspetto particolarmente interessante che riguarda i Millenials e la Generazione Z è il fenomeno della Yolo Economy, dove ‘Yolo’ sta per ‘You Only Live Once‘ (si vive una volta sola). Non trovando soddisfazione e occasioni di crescita personale nelle opportunità lavorative del mercato, tanti giovani si buttano a capofitto in nuove sfide nella speranza di trovare la propria strada.

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Conclusioni

In questo articolo abbiamo vista cosa s’intende per Great Resignation e perché se ne fa un gran parlare in Italia.

Dopo la pandemia, tanti giovani che si affacciavano al mondo del lavoro hanno deciso di cambiare direzione e dimettersi. Ma non si tratta di una manciata di casi fortuiti, quanto di un evento che ha un notevole impatto sul mercato odierno e che urge di attenzione.

Se tanti rinunciano a una ‘sicurezza’ perché non vedono soddisfatte le loro aspettative, la domanda sorge dunque spontanea: le aziende faranno qualcosa in merito per invertire la rotta? Solo il tempo ci darà una risposta.

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