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Quando formarsi per lavorare non serve a niente (e come risolvere)

Per trovare un buon lavoro bisogna avere il diploma, la laurea, il master, il dottorato… E potrei continuare con la lista ancora per un po’.

L’idea che lo studio sia funzionale per trovare un buon impiego è ormai radicata da anni nella mentalità di molti.

Ma è veramente così?

Okay, supponiamo che a 18 anni finisci le superiori, poi fai l’università per cinque anni e successivamente continui a formarti con corsi di aggiornamento, master di ogni sorta senza mai lavorare. In men che non si dica arrivi ai 30 anni senza aver mai affrontato un colloquio di lavoro.

Credi che un datore di lavoro sarebbe impressionato da tutti i titoli sul curriculum senza dargli prova di avere le capacità giuste (e le conoscenze) per la posizione per la quale ti stai candidando?

Se dunque vuoi sapere come avere veramente successo al tuo prossimo colloquio (e perché lo studio non è tutto), questo articolo fa al caso tuo.

Studiare per lavorare non basta: quello che la scuola e l’università non ti diranno mai

imparare e formarsi per lavorare

“Prima studia, prendi buoni voti e poi trova un lavoro” perché questa formula non può più andare bene nel XXI secolo

Studiare per trovare un lavoro: quante volte avrai sentito questa frase?

Oggi il concetto è accumulare lauree, master, corsi di formazione e di aggiornamento, dottorati di ricerca e chi più ne ha più ne metta perché “così troverai un lavoro migliore e guadagnerai di più”. Ma è veramente così?

Per carità, qui nessuno dice che la formazione sia inutile. Per avere successo in un colloquio o nel lavoro, però, ci vuole ben altro.

Sfoggiare una marea di titoli e riconoscimenti può essere un ottimo biglietto da visita agli occhi del manager, ma serviranno a ben poco se non hai sviluppato determinate competenze.

E l’amara verità è che molte abilità richieste nel mercato del lavoro oggi, non ti vengono insegnate a scuola.

Il problema del sistema scolastico è che ti insegna a calcolare l’area del triangolo, la differenza tra vassalli e valvassini e che la coltivazione di barbabietole da zucchero è fondamentale quando si studia geografia.

Ma abbiamo veramente mai imparato a vivere nel mondo reale? Che ne sanno gli studenti dell’educazione finanziaria, di come funzionano le tasse, di come investire? Quanti hanno veramente imparato a lavorare in gruppo o a essere dei leader? E no, non parlo di quelle volte in cui gli insegnanti hanno affidato delle ricerche di gruppo dove alla fine il lavoro veniva svolto dal secchione di turno.

Apprendere concetti, interiorizzare nozioni e imparare sono attività nobili e necessarie per far parte del mondo, ma da sole non bastano. Tutto ciò è obsoleto e insufficiente per avviare una carriera e avere successo nel mondo del lavoro perché, come ho detto in precedenza, servono delle competenze.

Leggi anche: Come capire se si è stressati o semplicemente confusi

Le 5 competenze che la scuola non ti insegnerà mai

Mettere in dubbio tutto

La capacità di mettere in discussione e vedere le cose in modo scettico è spesso scoraggiata dal sistema scolastico. Molte scuole preferiscono che i bambini e i ragazzi ascoltino la lezioni e si limitino ad apprendere dei concetti, senza metterli in dubbio.

Ma per crescere c’è bisogno di un sano senso di scetticismo (non di cinismo). La maggior parte delle più grandi invenzioni sono venute da persone che hanno fatto esattamente questo. Si dovrebbe insegnare ai bambini a essere rispettosi, ad ascoltare i loro insegnanti, ma anche a mettere in discussione tutto e a fare domande. Questo farà di loro adulti più consapevoli e curiosi.

Favorire la creatività

“L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L’immaginazione circonda il mondo”.

Albert Einstein

È vero che nelle scuole ci sono corsi e lezioni di arte, musica, scrittura e quant’altro, ma non è questo il punto.

Il sistema scolastico tende a parlare della creatività come se fosse una cosa speciale, un’attività ‘extra’ che i ragazzi fanno occasionalmente, il che ha portato a una separazione tra le classi creative (arte, musica, scrittura, ecc.) e quelle accademiche (storia, matematica, scienze, ecc.).

Fare questa distinzione danneggia irrimediabilmente la crescita personale. La maggior parte dei nostri più grandi pensatori lo ha fatto attraverso la lente della creatività, non del mondo accademico.

Consapevolezza di sé

Insegnare agli studenti a capire sé stessi è uno degli aspetti più importanti per avere un mindset forte e sopravvivere alla giungla del mondo reale. La diversità non è sbagliata, ma andrebbe piuttosto incoraggiata.

Quanti bambini e ragazzi si sentono inadeguati perché ritengono che non ci sia un posto per loro nel mondo? Il sistema scolastico spesso cerca di incasellare gli studenti in schemi ben precisi e definiti, limitando l’espansione dell’io e tutto ciò che lo concerne. E questo ha, inevitabilmente, delle ripercussioni sul loro futuro come adulti e lavoratori.

Pensaci: come potresti convincere un datore di lavoro ad assumerti se tu in primis non sei sicuro/a delle tue capacità?

I test di personalità non dovrebbero esistere solo per la formazione aziendale. Anche gli studenti potrebbero trarne grande beneficio. Nel suo libro best-seller “Intelligenza emotiva”, lo psicologo Daniel Goleman spiega che le persone più consapevoli di sé godono di un maggiore livello di salute psicologica e hanno una visione più positiva della vita.

Risolvere i problemi

Il sistema scolastico di solito insegna che esistono una risposta giusta e una sbagliata per ogni cosa. Quando si fa un test, se la risposta C è corretta, significa che le risposte A, B e D sono tutte sbagliate. O che chi non si usa la ‘risposta del libro’ commette un errore.

E se ci concentrassimo di più sulla soluzione dei problemi e meno sull’avere ragione?

Se uno studente trova una soluzione a un problema (anche se diversa da quella proposta o se ci è arrivato con un ragionamento diverso da quello ‘standard’) potrebbe comunque avere ragione. Capisco che 2+2 non sarà mai uguale a 11, ma quando si tratta di quale risposta è ‘più corretta’, ci dovrebbe essere più spazio per il dialogo il confronto.

Il valore degli errori

“Ho sbagliato più di 9.000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte sono stato incaricato di fare il tiro vincente e l’ho mancato. Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ed è per questo che ho successo”.

Michael Jordan

A scuola ti viene insegnato che sbagliare è un fallimento. Se fallisci in un test, prendi un brutto voto. Se non sei sufficientemente preparato, vieni redarguito e messo in imbarazzo davanti alla classe.

Spesso chi va male a scuola tende a essere escluso e considerato un caso problematico. Nel mondo del lavoro non funziona così.

Alcuni studi hanno dimostrato che il fallimento è più efficace della semplice istruzione diretta, semplicemente perché è un’occasione di crescita.

studiare e formarsi per trovare un lavoro migliore: funziona davvero?

Cerchi lavoro? Con CVing sarà un gioco da ragazzi

Chiarito che studiare è fondamentale ma non l’unico requisito per trovare un lavoro, il prossimo passo è cercare la posizione più adatta a te.

CVing è una piattaforma innovativa che permette di sostenere i colloqui on demand, che ti permetteranno di incontrare datori di lavoro ovunque tu voglia.

Se per esempio abiti al Sud e la posizione offerta dall’azienda che collabora con noi è a Milano, potrai affrontare la video intervista direttamente da casa tua! E se non vuoi farti trovare impreparato/a, potrai esercitarti nella tua area personale, dove troverai la sezione di prova e il test della personalità.

Con CVing ti aiutiamo a filtrare le offerte più adatte al tuo profilo lavorativo in base alle tue competenze e preferenze.

Che aspetti? Fai l’upload del tuo curriculum e trova lavoro con CVing!

Leggi anche: Come trovare uno stage all’estero (senza improvvisare)

Conclusioni

Studiare nutre la nostra mente, non dovremmo mai smettere di imparare. Ma se la smania di collezionare titoli per esibirli sul curriculum rimanda il nostro appuntamento con il mondo del lavoro, c’è qualcosa che non va!

Lo studio ha certamente un valore per i datori di lavoro, ma sviluppare delle competenze e formarsi sul settore a cui si ambisce, varrà oro.

Se quindi vuoi far colpo sui recruiter e trovare la posizione che fa per te, iscriviti a CVing e inizia la tua ricerca!

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