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Le 3 domande che il recruiter non può farti

Il tanto atteso colloquio di lavoro è arrivato. Hai ottenuto questo appuntamento dopo un periodo di ricerche intense, hai consultato i maggiori motori di ricerca di lavoro e hai approfittato delle Digital Talent Week promosse da CVing per capire come si muove il tuo settore e quali aziende bisogna tenere d’occhio.

Stai cercando di capire quali sono le domande che probabilmente il recruiter ti porrà e stai confezionando attentamente le tue risposte senza trascurare i dettagli che potrebbero contribuire a fare di te il candidato ideale.

Se hai le idee abbastanza chiare sui quesiti più frequenti durante i colloqui di lavoro, è il momento di conoscere le domande che ti faranno capire di essere incappato, purtroppo, nell’azienda sbagliata.

Esistono domande che nessun selezionatore ha il diritto di farti, ed è bene che tu lo sappia!

1.     “Sei sposato o hai intenzione di sposarti?”

Forse è la domanda più frequente tra quelle illecite e viene posta principalmente alle donne. Per questa ragione nel 2006 è stato approvato il Codice delle pari opportunità fra uomo e donna, che proibisce qualsiasi discriminazione fondata “sul sesso, sull’orientamento sessuale, sullo stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza” dell’intervistato.

Rifiuta di rispondere a questa domanda! Il suo scopo non è quello di approfondire la  conoscenza a tutto tondo del candidato ma è, purtroppo, quello di discriminare chi, per impegni personali e familiari, viene considerato più difficile da gestire, meno flessibile e meno disponibile in caso di emergenze.

Evita allo stesso modo di rispondere a domande che riguardano la composizione del tuo nucleo familiare, l’età dei tuoi genitori, il loro lavoro o quello dei tuoi fratelli.

 2. “Segui delle terapie mediche?”

Durante il colloquio di lavoro questa domanda spiazzante è tassativamente vietata. L’azienda non è tenuta a conoscere informazioni di questo tipo, come affermato dal Decreto Legislativo 276 del 2003 contro le discriminazioni legate allo stato di salute fisica e psicologica. La domanda potrebbe prenderti alla sprovvista e sembrarti lecita in alcune circostanze particolari. Se, ad esempio, ti stai candidando per un lavoro che richiede determinate caratteristiche fisiche o prevede ritmi serrati, potresti non percepirla subito come una domanda discriminante. In realtà lo è, la legge prevede infatti che in azienda possano essere programmate delle visite mediche soltanto dopo l’assunzione.

3.“Qual è la tua religione?”

L’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori vieta esplicitamente questa domanda, che potrebbe apparire ovvia e legittima se ti stai candidando, ad esempio, per una posizione che richiede disponibilità al lavoro durante le festività.

L’azienda non è tenuta a conoscere queste informazioni poiché la sua attività non deve in nessun modo essere di ostacolo al  diritto del lavoratore di professare la propria fede religiosa. Allo stesso modo sono vietate durante i colloqui di lavoro le domande inerenti l’oriento politico o sessuale, considerate dalla legge prive di attinenza con l’esercizio dell’attività professionale.

Ora che sai come difenderti dalle domande che il recruiter non può farti sei davvero pronto per sostenere il tuo prossimo colloquio di lavoro!

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