Accedi

Fringe benefit: cosa sono e come influenzano la tua retribuzione

Quando valuti un’offerta di lavoro, guardare solo lo stipendio è un errore comune. Il motivo è semplice: la retribuzione totale include molto più della RAL. I fringe benefit – auto aziendale, buoni pasto, assicurazione sanitaria, smart working – sono compensi aggiuntivi che le aziende offrono oltre al salario base e che possono aggiungere migliaia di euro al valore reale del tuo pacchetto. Ignorarli significa confrontare offerte in modo incompleto e rischiare di scegliere quella sbagliata. In questa guida scopri cosa sono i fringe benefit, come calcolarne il valore reale e come negoziarli efficacemente.

Cosa sono i fringe benefit e come funzionano

I fringe benefit sono vantaggi non monetari che il datore di lavoro offre ai dipendenti in aggiunta allo stipendio. Possono includere: beni, servizi o agevolazioni che hanno un valore economico concreto, ma che non vengono erogati come denaro contante. Esempi tipici sono l’auto aziendale, i buoni pasto, l’assicurazione sanitaria integrativa e il telefono aziendale.
Fin qui potrebbe sembrare solo una questione di forma: soldi o servizi, che differenza fa? La differenza la fanno le tasse. Dal punto di vista fiscale, i fringe benefit godono spesso di un trattamento agevolato rispetto allo stipendio. Per il 2024-2025, la soglia di esenzione fiscale è stata fissata a 1.000 euro annui per i lavoratori senza figli a carico e a 2.000 euro per chi ha figli a carico.

Cosa significa in pratica? Se ricevi fringe benefit per un valore inferiore a queste soglie, quel valore non viene tassato. Ricevi 1.000 euro di benefit e ti rimangono in tasca 1.000 euro di potere d’acquisto. Se invece ricevessi 1.000 euro di stipendio aggiuntivo, dopo le tasse te ne resterebbero circa 550-650, a seconda della tua aliquota IRPEF.

Il vantaggio non è solo per te. Anche per le aziende i fringe benefit sono convenienti, ma per un motivo diverso: su ogni euro di stipendio lordo, l’azienda paga circa il 30% di contributi previdenziali. Sui fringe benefit entro le soglie di esenzione, invece, non paga contributi. Questo significa che l’azienda può offrirti un valore percepito maggiore con una spesa uguale o inferiore rispetto a un aumento di stipendio equivalente.

I tipi di fringe benefit più comuni offerti dalle aziende

Ora che sai come funzionano i fringe benefit e perché convengono, vediamo quali sono concretamente. Le aziende italiane offrono una varietà di benefit, con alcune tipologie più diffuse di altre. Dall’osservazione delle offerte pubblicate su CVing nel 2024-2025, emergono le categorie che ricorrono con maggiore frequenza.

Fringe Benefit Descrizione Valore indicativo annuo
Buoni pasto Voucher per i pasti, in formato cartaceo o elettronico 1.500-2.000 € (8 € x 220 giorni)
Auto aziendale Veicolo in uso promiscuo (lavoro e privato) o esclusivo 3.000-8.000 € (valore fiscale del fringe)
Assicurazione sanitaria Copertura integrativa per spese mediche e visite specialistiche 500-2.500 € (premio pagato dall’azienda)
Telefono aziendale Smartphone con piano tariffario incluso 400-800 € (valore del device + piano annuo)
Fondo pensione integrativo Contributo aziendale alla previdenza complementare 1-3% della RAL
Welfare aziendale Credito spendibile per servizi (famiglia, benessere, cultura, viaggi) 500-3.000 € annui
Formazione Corsi, certificazioni professionali, master finanziati dall’azienda 1.000-10.000 € (molto variabile)

Nota: I valori sono indicativi e variano in base al settore, alla dimensione dell’azienda e al livello del ruolo. 

Vantaggi e svantaggi dei fringe benefit

Leggendo la tabella precedente, potresti pensare che i fringe benefit siano solo vantaggi. In realtà, presentano anche alcune limitazioni che è importante conoscere prima di valutare un’offerta. Comprendere entrambi gli aspetti ti aiuta a capire quanto peso dare ai benefit rispetto allo stipendio.

Vantaggi per il dipendente Svantaggi per il dipendente
Esenzione fiscale entro le soglie: ricevi il 100% del valore Minore flessibilità: non puoi spendere il valore come vuoi
Accesso a servizi a costo ridotto o nullo (assicurazioni, formazione) Benefit spesso vincolati a fornitori specifici scelti dall’azienda
Miglioramento del work-life balance  Non incidono sul TFR né sui contributi pensionistici
Copertura sanitaria integrativa per te e spesso per la famiglia I benefit possono scadere o non essere trasferibili se cambi lavoro

Perché le aziende offrono fringe benefit invece di aumentare semplicemente lo stipendio? Come abbiamo visto, il risparmio su contributi e tasse permette loro di offrirti un pacchetto più attraente a parità di spesa. In più, i benefit permettono di differenziarsi: un’azienda che offre formazione, assicurazione sanitaria e welfare integrativo risulta più attraente di una che offre solo stipendio.

 

Come valutare i fringe benefit in un pacchetto retributivo

Quando ricevi un’offerta di lavoro, valutare correttamente i fringe benefit richiede un approccio sistematico. Non tutti i benefit hanno lo stesso valore reale per te: un’auto aziendale può valere molto o poco, a seconda di come vivi. Ecco come procedere.

Passo 1: quantifica il valore economico

Calcola quanto spenderesti di tasca tua per ottenere lo stesso servizio. I buoni pasto da 8 euro per 220 giorni lavorativi valgono 1.760 euro l’anno. Un’assicurazione sanitaria integrativa che pagheresti 1.500 euro privatamente vale esattamente 1.500 euro. Non farti impressionare da benefit che suonano bene ma che non useresti mai.

Passo 2: valuta l’utilità personale

Un benefit ha valore solo se lo usi effettivamente. L’auto aziendale vale molto per chi fa 30.000 km l’anno per lavoro o vive in una zona mal servita dai mezzi pubblici. Vale poco per chi vive in centro città, lavora da casa tre giorni a settimana e usa i mezzi.

Chiediti sempre: questo benefit risponde a un’esigenza che ho realmente? Lo userò? Se la risposta è no, il suo valore per te è vicino a zero, indipendentemente da quanto costa all’azienda.

Passo 3: considera il trattamento fiscale

Questo è il punto che molti trascurano. Come abbiamo visto, i benefit entro le soglie di esenzione hanno un valore netto pari al lordo. In pratica, 1.000 euro di benefit esenti equivalgono a circa 1.500-1.800 euro di stipendio lordo in termini di potere d’acquisto. Tienilo presente quando confronti offerte.

 

Passo 4: confronta con la tua situazione attuale

Se già disponi di un’assicurazione sanitaria tramite il coniuge, o se hai un’auto di proprietà recente, quei benefit specifici valgono meno per te. Al contrario, un benefit che copre una spesa che avresti comunque sostenuto ha valore pieno. Concentra l’attenzione sui benefit che colmano lacune reali.

Passo 5: calcola il Total Compensation

Somma stipendio base, parte variabile e valore stimato dei benefit per ottenere il pacchetto retributivo totale. È questo numero che devi confrontare tra offerte diverse, non solo la RAL. Un’offerta con RAL 45.000 euro più 5.000 euro di benefit può valere più di una con RAL 48.000 senza benefit, specialmente se sei in un’aliquota IRPEF alta.

 

Saper valutare i fringe benefit è il primo passo. Il secondo è saper negoziare. Molti candidati si concentrano solo sullo stipendio e accettano i benefit così come vengono proposti. È un errore, perché i fringe benefit sono spesso più negoziabili della RAL: le aziende hanno budget separati e policy meno rigide. Un manager potrebbe non avere margine per aumentare lo stipendio di 3.000 euro, ma potrebbe facilmente aggiungere giorni di smart working o un budget formazione.

Quando e come negoziare i benefit

Il momento giusto è quando l’azienda ha già deciso di volerti e sta formulando l’offerta. Nelle prime fasi del processo, negoziare i benefit rischia di farti sembrare più interessato ai vantaggi che al lavoro. Una volta che hanno deciso di assumerti, invece, sono motivati a trovare un accordo.

Prima di negoziare, cerca di capire quali benefit l’azienda offre già: recensioni su Glassdoor, la job description o conversazioni con dipendenti attuali possono darti indicazioni. Negoziare qualcosa che esiste già (più giorni di smart working, un budget formazione più alto) è molto più facile che chiedere qualcosa di completamente nuovo.

Quando fai una richiesta, collegala sempre a un’esigenza concreta: “Mi sposto molto per lavoro, quindi l’auto aziendale mi permetterebbe di essere più efficiente” funziona meglio di “voglio l’auto aziendale”. Se l’azienda non può aumentare lo stipendio, proponi i benefit come compensazione.

Infine, qualsiasi benefit concordato deve comparire nella lettera di offerta. Gli accordi verbali vengono facilmente dimenticati o reinterpretati. Se non è scritto, considera che potrebbe non esistere.

 

Domande frequenti sui fringe benefit

I fringe benefit sono obbligatori per le aziende?

No, i fringe benefit sono una scelta discrezionale del datore di lavoro, salvo diverse previsioni del contratto collettivo applicato. Alcuni CCNL prevedono benefit minimi obbligatori, come i buoni pasto nel commercio o l’assistenza sanitaria integrativa in alcuni settori industriali. La maggior parte dei benefit, però, sono facoltativi e variano da azienda ad azienda.

Cosa succede ai fringe benefit se cambio lavoro?

I fringe benefit sono legati al rapporto di lavoro e cessano con le dimissioni o il licenziamento. L’auto aziendale va restituita, l’assicurazione sanitaria termina (anche se alcune polizze permettono la conversione in polizza individuale a tue spese), i buoni pasto non utilizzati generalmente scadono. Il fondo pensione integrativo, invece, può essere trasferito al nuovo datore di lavoro o mantenuto come posizione individuale.

Come vengono tassati i fringe benefit che superano la soglia?

Attenzione: se il valore totale dei fringe benefit supera la soglia di esenzione (1.000 o 2.000 euro a seconda della situazione familiare), l’intero importo diventa imponibile, non solo la parte eccedente. Questo significa che se ricevi 1.100 euro di benefit e la tua soglia è 1.000 euro, paghi le tasse su tutti i 1.100 euro, non solo sui 100 euro in più. Per questo è importante monitorare il cumulo dei benefit ricevuti durante l’anno.

Posso chiedere fringe benefit diversi da quelli offerti?

Puoi sempre provare a negoziare. Le aziende strutturate hanno spesso policy definite e margini di flessibilità limitati, ma possono fare eccezioni per candidati di valore. Le aziende più piccole e le startup sono generalmente più flessibili nella personalizzazione dei pacchetti, perché hanno meno burocrazia interna.

I fringe benefit compaiono nella busta paga?

Sì, i fringe benefit devono essere indicati in busta paga, anche quando sono esenti da tassazione. Il valore viene riportato per trasparenza e per permettere il calcolo delle soglie di esenzione. Verifica sempre che quanto concordato nel contratto sia correttamente indicato nella busta paga; se noti discrepanze, segnalale subito all’ufficio HR.

Conclusione: come sfruttare al meglio i fringe benefit

I fringe benefit non sono un dettaglio secondario. Possono aggiungere migliaia di euro al valore reale della tua retribuzione, con un vantaggio fiscale che amplifica il loro impatto. Quando valuti un’offerta, calcola sempre il Total Compensation – stipendio più variabile più benefit – ed è quello il numero da confrontare.

Se stai cercando opportunità con pacchetti retributivi competitivi, esplora le offerte di lavoro su CVing. 

Share: