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Donne e materie STEM: quali Paesi stanno combattendo il gender gap (e quali rimangono indietro)

Il divario di genere è una tematica particolarmente sentita negli ultimi anni.

Eppure, nonostante le innumerevoli discussioni in merito, tuttora persiste un vuoto che ha bisogno di essere colmato, come per esempio nelle discipline STEM.

In questo settore infatti, che comprende Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, la disuguaglianza di genere non è una fantasia, ma una triste realtà che non può essere ignorata.

Ecco perché in questo articolo vedremo qual è la situazione attuale nel mondo e quali Paesi sono più inclusivi.

Infine, analizzeremo dei dati dell’EIGE in cui si evidenzia come il maggiore coinvolgimento delle donne nella scienza possa rivelarsi vantaggioso per l’intera economia europea.

A livello globale, il 72% dei ricercatori scientifici sono uomini: come il gender gap nelle discipline STEM si manifesta in Europa (e non solo)

immagine di una ricercatrice a lavoro

Solo una nazione su cinque raggiunge la parità di genere, con le donne che costituiscono dal 45% al 55% dei ricercatori totali.

Nonostante questa percentuale sembri fortemente inclusiva, in effetti sono relativamente pochi i Paesi in cui il numero di scienziate supera quello degli scienziati.

Ecco alcuni esempi:

  • Lituania;
  • Bulgaria;
  • Lettonia;
  • Portogallo;
  • Danimarca;
  • Norvegia (Paese non membro dell’UE).

Se poi vogliamo fare una media al livello europeo, arriviamo alla conclusione che il 41% degli scienziati e degli ingegneri sono donne.

Il che sembrerebbe incoraggiante e farebbe pensare che finalmente – dopo anni di pregiudizi e stereotipi – anche le donne hanno deciso di perseguire le loro passioni e intraprendere delle carriere STEM.

Ma è troppo presto per cantare vittoria e gridare alla parità di genere globale.

Infatti, meno di un terzo dei ricercatori è rappresentato da donne in Ungheria, Lussemburgo, Finlandia e – forse questo è il dato più sorprendente – in Germania.

Sì, proprio la Germania, la nazione che è stata guidata da una scienziata affermata, la cancelliera Angela Merkel.

E che dire del resto del mondo?

Sia in Asia che in America la situazione fa ben sperare.

In Paesi come Azerbaigian, Thailandia, Kazakistan, Georgia, Armenia e Kuwait, le ricercatrici rappresentano la maggioranza.

Nelle Americhe invece, uomini e donne si equivalgono. Ne sono un esempio le seguenti nazioni:

  • Bolivia;
  • Venezuela;
  • Trinidad e Tobago;
  • Guatemala;
  • Argentina;
  • Panama.

Ma vediamo di fare un’analisi più approfondita di tutti questi numeri.

Leggi anche: Reinventarsi nel mondo del lavoro: 3 consigli su cosa fare (e sugli errori da evitare) per ricominciare da capo

Perché le nazioni meno inclusive vantano un alto numero di scienziate?

Alcuni potrebbero chiedersi perché nazioni che nel tempo hanno adottato politiche poco inclusive vantino in realtà un alto numero di scienziate e ricercatrici.

Ebbene, per diversi Paesi – soprattutto in Europa orientale e in Asia centrale – la parità di genere nella scienza è un’eredità della loro appartenenza all’Unione Sovietica e al suo blocco satellite.

In quegli anni infatti, la partecipazione femminile era attivamente incoraggiata e, il più delle volte, le attività venivano svolte in strutture finanziate dal governo.

Non c’è da sorprendersi, dopotutto.

Durante le guerre mondiali, il contributo delle donne ha permesso a molti Paesi – incluso il nostro  – di andare avanti e non crollare a causa dei conflitti.

Spostandoci più a nord invece, il gender gap nelle discipline STEM viene colmato grazie ad ambiziose politiche sociali e di welfare che aiutano le donne sul posto di lavoro.

Ma nonostante i risultati di questi studi sembrino incoraggianti, c’è ancora strada da fare.

ricercatrice in laboratorio

EIGE: in che modo la parità di genere migliorerebbe l’economia dell’Europa

L’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) ha riportato degli studi in cui mira a mostrare in che modo la riduzione del gender gap nelle discipline STEM potrebbe impattare positivamente sull’economia, e quindi:

  • aumentare il tasso di occupazione;
  • incrementare la produttività;
  • abbattere i pregiudizi che allontanano le donne da questo settore.

Ma vediamo di andare più nel dettaglio.

In questo momento storico, i dati sembrano riportare un aumento nella percentuale di donne che studiano Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, ma per colmare il divario di genere, questa curva di crescita non è sufficiente.

Soffermandoci sull’aspetto economico, l’EIGE riporta che dal coinvolgimento delle donne nelle materie STEM si potrà beneficiare di un aumento del PIL a livello europeo.

Si suppone infatti un incremento del prodotto interno lordo pro capite dal 2,2% al 3% nel 2050 (in termini monetari, parliamo di circa 600-800 miliardi di euro!).

Inoltre, l’inclusione delle donne nelle professioni STEM impatterà positivamente sull’occupazione: si stima una crescita che va da 850 mila unità fino a più di un milione nel giro di trent’anni.

Questo porta, di conseguenza, a un incremento della produttività, avanzamenti di carriera e aumento della retribuzione.

In altre parole, più donne saranno coinvolte in questo settore, maggiori saranno le posizioni offerte. Questo porta, inevitabilmente, a una specializzazione delle lavoratrici sia in senso verticale che orizzontale.

Che cosa intendo?

Con specializzazione orizzontale si fa riferimento al numero e all’ampiezza dei compiti svolti, mentre per specializzazione verticale facciamo fede alla profondità del lavoro eseguito.

Per chiarire, se una ricercatrice si concentra su specifici compiti e svolge precise mansioni avrà un alto livello di specializzazione orizzontale. Se poi gode di un’elevata autonomia durante l’operato, allora possiamo parlare di profonda specializzazione verticale.

Per concludere, i dati raccolti dall’EIGE evidenziano che colmare il divario di genere nelle discipline STEM aiuterà a smantellare gli stereotipi che permeano la nostra società.

Ma soprattutto, si rivelerebbe fortemente vantaggiosa per la nostra economia.

Leggi anche: Donne e STEM: l’Italia continua a faticare nel colmare il divario di genere

Conclusioni

Questo articolo aveva l’obiettivo di evidenziare la questione del gender gap nelle materie STEM a livello globale.

Come abbiamo visto, i dati differiscono in base alla nazione, e ciò dipende anche dal background culturale (come nel caso dei Paesi dell’ex Unione Sovietica).

Possiamo dire che alcuni dati sembrano incoraggianti, ma c’è ancora tanta strada da fare.

Successivamente, sono stati analizzati i dati raccolti dall’EIGE, in cui è stato dimostrato che una maggiore inclusione delle donne nell’istruzione delle discipline STEM avrebbe degli impatti più che positivi sulla nostra economia.

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